I Consigli della Biblioteca # 35
Di reinterpretazioni del Pinocchio di Collodi ne esistono tante, dal classico animato disneyano alla versione a tinte horror del fumetto di Ausonia, ognuna valida per i motivi più diversi.
Vogliamo comunque proporvi la rilettura a fumetti del classico collodiano ad opera dell’autore francese Vincent Paronnaud, in arte Winshluss.
La sua versione di Pinocchio, edita qui in Italia da Comicon Edizioni, è interessante perché perde il calore caratteristico del romanzo di formazione a favore di una descrizione molto più cruda della società moderna: persino il noto burattino, che in origine era di legno, ora è un automa di metallo freddo, creato da un Geppetto che vuole venderlo all’esercito come futura macchina da guerra.
Avviene tuttavia un cortocircuito all’interno della storia, o meglio, all’interno di Pinocchio stesso, quando un gretto insetto perdigiorno, Jimmy lo Scarafaggio, scambia il burattino per una calda dimora e, nel crearsi il rifugio ideale, manomette i cavi, resettando inconsciamente l’automa. Le azioni, che inizialmente erano state programmate dal suo creatore, si trasformano in mosse imprevedibili: Pinocchio diviene così un esploratore passivo, un viandante privo di coscienza di un mondo crudele e spietato.
Winshluss rielabora alcuni degli elementi iconici della favola per tramutarli in critiche mirate a riflettere su una società meschina e desensibilizzata al dolore: Lucignolo, che per Collodi era un bambino ozioso e desideroso di divertimenti, ora è un’anima in fuga che cerca di affogare nei piaceri più biechi i frammenti di un passato di molestie e miseria; il Pescecane, qui ribattezzato Monstro (ovvia citazione del classico Disney che tanto ha influenzato la fanciullezza dell’autore), non è più quel prodigio della natura, ma il risultato delle azioni sconsiderate dell’uomo verso la natura stessa.
Di quest’opera esistono due edizioni italiane: la prima del 2014, esemplare consultabile qui da noi in biblioteca; la seconda del 2021, celebrativa del decimo anniversario dalla prima pubblicazione in Francia.
Consiglio scritto da Filippo Paparelli