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FRANCESCO ARTIBANI sul “caso Topolino”, DINO BUZZATI su Paperino!

Nelle ultime settimane, più volte , politici di destra e di sinistra hanno usato “Topolino” come termine dispregiativo, sinomnimo di letture poco colte o riportanti informazioni mprecise. Su questo chiede giustizia FRANCESCO ARTIBANI, dal 1992 autore Disney:

“È un problema di linguaggio politico, diventato sempre più aggressivo e offensivo.
È un problema di riconoscimento culturale: nel 2019 in Italia i fumetti devono ancora faticare per farsi prendere sul serio – a meno che non siano candidati a un premio letterario o non abbiano un buon ufficio stampa alle spalle.

Di fatto è un problema e il caso di Topolino è diventato emblematico.

Un settimanale che ha avviato alla lettura almeno tre generazioni di italiani diventa oggi un esempio negativo da citare con disprezzo.
Se affermassi che i politici sono tutti ladri, i giornalisti dei pennivendoli e i filosofi dei gran chiacchieroni pieni di idee fumose e incomprensibili direi delle banalità offensive.

È per questo che è ora di pretendere rispetto per questo lavoro non chiedendo la carità di un po’ di attenzione e considerazione ma affermando quello che è il ruolo di editori, autori e lettori.

Giornalisti, insegnanti, organizzatori di festival: create occasioni di incontro e di confronto, ricordate che cos’è Topolino oggi che il giornale sta per compiere 70 anni.
È il momento di farci sentire.”

A SEGUIRE, LA PREFAZIONE DI DINO BUZZATI ALL’OSCAR MONDADORI “VITA E DOLLARI DI PAPERON DE PAPERONI”

“Colleghi e amici, quando per caso vengono a sapere che io leggo volentieri le storie di Paperino, ridono di me, quasi fossi rimbambito. Ridano pure. Personalmente sono convinto che si tratta di una delle più grandi invenzioni narrative dei tempi moderni. Lasciamo pur stare la vertiginosa fantasia e ingegnosità delle vicende, ammirevoli in un mondo dove la regola quasi sovrana dei romanzi è la noia. Sono i due protagonisti, Paperino e Paperon de’ Paperoni, a fare la gloria maggiore di Walt Disney. La loro statura, umanamente parlando, non mi sembra inferiore a quella dei famosi personaggi di Molière, o di Goldoni, o di Balzac, o di Dickens.

L’uno e l’altro li conosco ormai benissimo, data la lunga frequentazione. E non mi hanno ancora stancato. Perché? Perché non si tratta di caricature, di macchiette, che reagiscono meccanicamente alle varie situazioni secondo uno schema prevedibile. Come appunto i più geniali personaggi della letteratura romanzesca e del teatro, essi sono, con tutti i loro indistruttibili difetti, creature ogni giorno e in ogni avventura un po’ diverse da se stesse; hanno insomma la variabilità, l’imprevedibilità, la mutevolezza tipiche degli esseri umani. E per questo riescono affascinanti. E universali.

Consideriamo per primo Paperon de’ Paperoni. È uno spilorcio al mille per cento, in fatto di dollari non ammette debolezze o eccezioni, mai. Se è di buon umore vuoi dire che è in arrivo un buon carico di sestilioni, se ha la luna vuol dire che gli è stato sottratto qualche cent. Se è generoso, – raramente ma capita, – è generoso perché la poca grana che sgancia è servita, o servirà, a guadagnare cento, mille volte tanto. Intendiamoci, io posso anche aver dimenticato, però in tanti anni che lo pratico, mai che abbia avuto un gesto di bontà veramente disinteressato. Eppure non riesce antipatico.

Come mai? L’usuraio Scrooge, da cui nella versione originale ha preso il nome, il protagonista del Racconto di Natale di Dickens, era poco odioso, prima della conversione? Se lo avessero derubato fin dell’ultimo penny, a chi sarebbe dispiaciuto? Se fosse andato in malora, chi non lo avrebbe trovato giusto? Con Paperone è tutto un altro discorso. Quando la famigerata banda Bassotti trama una diabolica macchinazione per vuotare la leggendaria cassaforte paperorniana, il lettore, anziché sperarne il successo, comincia a stare in palpiti. E alla fine, allorché il complotto invariabilmente fallisce, tira un sospiro di sollievo. Come si spiega questa contraddittoria reazione del lettore, anche se è la persona più onesta di questo mondo?

Le ragioni, secondo me, sono due. Primo, Paperon de’ Paperoni, pur essendo il re degli arpagoni, non è arido come Scrooge. Crudele magari, ma non arido. È capace di soffrire, è capace di piangere, e quando piange (per la perdita di un soldo) fa pena come un bambino maltrattato. Inoltre ha l’ambivalenza, l’ambiguità anche, la volubilità di tutti noi uomini. Felice e infelice nello stesso tempo, furbissimo e ingenuo, impassibile e collerico, coraggioso e vigliacco. È un personaggio vivo, insomma, persuasivo, simile a tanti di noi.

Secondo: ciò che soprattutto lo rende simpatico è la sua eroica fermezza e inflessibilità d’avaro. Nel nostro mondo industriale, dove tutti i ricchi sembrano vergognarsi dei loro capitali, e si allineano con la cultura di sinistra, e invitano alle loro feste coloro che proclamano apertamente la loro intenzione di spogliarli, è confortante incontrare un plutocrate che, senza pudori, ostenta lo splendore dei suoi miliardi, e se li tiene bene stretti, determinato a non farne parte con nessuno, e disprezza i poveracci che non sono stati capaci di fare quello che ha fatto lui. Una carogna, un maledetto, un mostro, non c’è dubbio. Però un capitalista di carattere, finalmente. Che sarà odiato si dai nullatenenti, in fondo però rispettato molto più dei colleghi pusillanimi e camaleonti.

Ma ancora più simile a tanti di noi è Paperino, carattere veramente universale e, per certi versi, specialmente mediterraneo. Dio mio, quanti Paperini vivono, lavorano o fanno i lavativi intorno a noi. Anche lui è un miracolo, creativamente parlando. Possiede tutti i peggiori difetti di questo mondo, ancora più di Paperone, eppure anche lui riesce inesorabilmente simpatico, e i suoi successi (rarissimi) sono anche nostri successi, le sue disgrazie affliggono anche noi. Vediamo un po’. Paperino è prima di tutto un lazzarone, per cui il lavoro è la più triste condanna. Paperino è di una presunzione addirittura grottesca, a sentir lui nessuno lo supera in bravura, intelligenza, coraggio, vigore fisico. Paperino, come del resto il suo ricchissimo zio, è sempre pronto all’inganno e al raggiro, pur di sistemarsi in qualche modo. Paperino, cosi baldanzoso in ogni vigilia, al momento buono è la pavidità, la fifa personificata. I suoi vizi insomma sono tra i più miserabili e meschini. Come si spiega che ottiene sempre la nostra indulgenza? Il motivo, secondo me, è molto semplice. Anche se ciascuno di noi è più laborioso di Paperino, più onesto, leale, coraggioso, ciononostante vede istintivamente in lui un fratello minore, un fratello, se si vuole, più disgraziato. Paperino è il campione delle debolezze e delle viltà che inevitabilmente germogliano qua e là nel nostro animo, anche se poi siamo capaci di annientarle. Paperino è il poltrone astuto, quello che cerca di non pagare mai il dazio, quello che sogna impossibili glorie e, non raggiungendole, si sente defraudato. Paperino è la falsa vittima di tutte le ingiustizie il conculcato, l’incompreso. Artisticamente, ottiene tuttavia questo meraviglioso risultato: che noi, specchiandoci in lui, nel segreto del nostro animo ci riconosciamo, ma nello stesso tempo ci sentiamo migliori. “

(da “Vita e dollari di Paperon de’ Paperoni” di Walt Disney, Oscar Mondatori 170, agosto 1968)

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E anche quest’anno sta finendo il Carnevale. Buon Carnevale a tutti con il “Bartoccio”, la maschera di Perugia!

E anche stasera al lavoro, ma con gente molto in gamba!

Mostra Pixar Roma, Palazzo delle Esposizioni. RATATUILLE.

I capolavori.

GRAZIE a Luca Raffaelli, che nella rubrica “Nuvolette” del settimanale Lanciostory parla, per quattro settimane, della nostra biblioteca!

Ci ha lasciato MASSIMO TESORINI.

Se ne è andato troppo presto e inaspettatamente un caro amico. Una persona vivace, brillante, sempre sorridente. Una persona con cui la nostra associazione ha condiviso avventure bellissime e, credo sinceramente di parlare anche a nome di tutto il gruppo creativo del festival UmbriaFumetto, a cui tutti volevamo molto bene. Ciao Massimo. Non ti dimenticheremo mai.

17 gennaio 1929. Appare BRACCIO DI FERRO!

Sulla striscia Thimble Theatre di Elzie Crisler Segar (1894-1938) del 17 gennaio 1929 il protagonista della serie, il detective Castor Oyl (fratello di Olive Oyl), ha bisogno di una barca. Sul molo interpella un individuo chiedendogli se è un marinaio, questi gli risponde: “Ti sembro forse un cowboy?”. Il marinaio è Popeye (Braccio di Ferro da noi) e da quel momento il suo successo non si è arrestato. Eliminato nella storia successiva ma richiesto a furor di popolo, diventerà il titolare della serie e protagonista di una lunga serie di film di animazione di successo.

TINTIN fa 90 anni (ieri)

La prima avventura di Tintin, massimo eroe del fumetto franco-belga, uscì il 10 gennaio 1929 su Le petit Vingtième

Nel frattempo esce la notizia:

Steven Spielberg e Peter Jackson faranno un nuovo film di Tintin

la notizia è sul sito Fumettologica

Sconcerta scoprire che : Il nuovo lungometraggio – sul cui script è al lavoro Peter Jackson – sarà basato su due classiche avventure del personaggio di Hergé, Lo scettro di Ottokar e L’affare girasole.

Ma il precedente film era (con inserti e citazioni di tutta la letteratura di Tintin) basato sull’avventura Il segreto del Liocorno, ci si sarebbe aspettati che il seguito cinematografico corrispondesse poi al seguito fumettistico: Il tesoro di Rackam il rosso. Ma le dinamiche dell’intrattenimentoi evidentemente sono diverse.

Segue una gallery augurale:

 

RINGRAZIAMENTI prima parte

Doveroso da parte nostra a fine anno ringraziare

I BIBLIOTECARI DELLE NUVOLE

quest’anno si sono guadagnati l’ambita carica, grazie al lavoro volontario svolto per assicurare un servizio efficente e continuativo (la biblioteca non ha fatto un solo giorno di chiusura rispetto ai suoi orari canonici, neanche a ferragosto):

  • Ilario GOBBI

  • Filippo PAPARELLI

  • Lucia MAGGI

  • Alberto MASSOLI

  • Luigi PELUSO

  • Federica DI PIETRANTONIO

  • Samuele BANI

  • Marco CANNAVO’

  • Edoardo FUMO

  • Nader MAROUF