Category Archives: News

NOVITA’ IN BIBLIOTECA. Grazie a Filippo Paparelli!

TOM SAWYER POLIZIOTTO di Mark Twain, nella bellissima edizione Bemporad, con stupenda copertina e illustrazioni a mezzatinta dnientemeno che di ATTILIO MUSSINO, “lo zio di Pinocchio”. Grazie Filippo!

 

IL LIBRO DELLA POESIA di Luigi Siciliani

Istituto Editoriale Italiano

con belle illustrazioni di Salvatori, ma soprattutto con fregi tipografici e risquardi di DUILIO CAMBELLOTTI. Grazie Filippo!

NOVITA’ IN BIBLIOTECA. Grazie a Nicola Andreani!

STORIA PITTORICA, DRAMMATICA E CARICATURALE DELLA SANTA RUSSIA di Gustave Doré

E’ UN ANTENATO DEL FUMETTO ( Pubblicata nel 1854. È considerata un prototipo del fumetto moderno, per la struttura delle pagine e per gli espedienti narrativi utilizzati dall’autore.)

Edizioni Eris. Non poteva mancare, in biblioteca. Grazie Nicola!

NOVITA’ IN BIBLIOTECA. Grazie a Roberto Fioroni!

Il numero uno della mitica rivista francese “Johnny”, dedicata al cantante Johnny Hallyday, contenente alcuni tra i più importanti fumetti dell’ “age d’or”. Grazie Roberto!

Auguri a tutti, vicini e lontani.

GRAZIE a Mauro Mencarelli, sostenitore della nostra biblioteca…

 

…e con cui, ogni tanto, ci capita di organizzare bellissime cose, mescolando l’arte del fumetto con quella della ceramica derutese.Facciamolo ancora, Mauro!

Sotto in foto una piccola parte delle donazioni alla biblioteca di Mauro.

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MORDENTE NON DEMORDE!

Michele Mordente va avanti col formidabile progetto TUTTO TAMBURO, con il secondo volume della serie. E ne fa omaggio alla nostra biblioteca! GRAZIE MICHELE! Per il tuo lavoro per la conoscenza di uno dei più grandi artisti italiani del’900!

Disponibile in biblioteca (solo consultazione).

Vitercomix 2019. La fotogallery non ufficiale.

Braccio di Ferro e Olivia in visita allo stand di Peppo e Martina

 

Horacio Altuna visita la mostra dedicata ai 90 anni di Braccio di Ferro/Popeye

 

Pierluigi Sangalli, Sandro Dossi, Luca Boschi e Claudio Ferracci a tavola

 

Animate discussioni sul fumetto (Sudario Brando e Sergio Insogna)

 

Da sinistra: Sudario Brando, un preoccupato Horacio Altuna, le mogli di Altuna e di Dossi, la figlia di Sangalli, Pierluigi Sangalli, Sandro Dossi e Luca Boschi

 

Lo staff quasi al completo (in primo piano il passante incuriosito è Gigi Cavenago)

 

Rossella Alliegro e Zorro

 

Lo spazio delle mostre dedicate a Horacio Altuna (con in anteprima le tavole del suo Tex), Nicola Del Principe (una retrospettiva) e Cosimo Miorelli

 

Una tavola di Zorro (Bianconi 1973) dello Studio Del Principe

 

Due tavole di Nonna Abelarda e Soldino, edizioni Bianconi anni ’70, studio Del Principe

 

 

Un’illustrazione di Cosimo Miorelli

 

Horacio Altuna premiato con “il leovaldo”

 

Moreno Chiacchiera alle prese con la crema catalana

 

Parte dello staff: da sinistra Mariangela Di Luzio, Marco Cannavò (direttore artistico), Luca Boschi, Filippo Paparelli e Sudario Brando

 

Horacio Altuna all’opera

 

Ancora una foto dello staff, alla fine dei giochi…

 

…insomma, è stata una bella festa!

L’offerta didattica in biblioteca. Mercoledì e Giovedì.

 

 

 

OGNI MERCOLEDI’ SERA DALLE 21 ALLE 23

CORSO DI DISEGNO PER I FUMETTI/STORYTELLING

(per adulti, aperto a tutti,gratuito e senza alcuna prenotazione)

FRANCESCO ARTIBANI sul “caso Topolino”, DINO BUZZATI su Paperino!

Nelle ultime settimane, più volte , politici di destra e di sinistra hanno usato “Topolino” come termine dispregiativo, sinomnimo di letture poco colte o riportanti informazioni mprecise. Su questo chiede giustizia FRANCESCO ARTIBANI, dal 1992 autore Disney:

“È un problema di linguaggio politico, diventato sempre più aggressivo e offensivo.
È un problema di riconoscimento culturale: nel 2019 in Italia i fumetti devono ancora faticare per farsi prendere sul serio – a meno che non siano candidati a un premio letterario o non abbiano un buon ufficio stampa alle spalle.

Di fatto è un problema e il caso di Topolino è diventato emblematico.

Un settimanale che ha avviato alla lettura almeno tre generazioni di italiani diventa oggi un esempio negativo da citare con disprezzo.
Se affermassi che i politici sono tutti ladri, i giornalisti dei pennivendoli e i filosofi dei gran chiacchieroni pieni di idee fumose e incomprensibili direi delle banalità offensive.

È per questo che è ora di pretendere rispetto per questo lavoro non chiedendo la carità di un po’ di attenzione e considerazione ma affermando quello che è il ruolo di editori, autori e lettori.

Giornalisti, insegnanti, organizzatori di festival: create occasioni di incontro e di confronto, ricordate che cos’è Topolino oggi che il giornale sta per compiere 70 anni.
È il momento di farci sentire.”

A SEGUIRE, LA PREFAZIONE DI DINO BUZZATI ALL’OSCAR MONDADORI “VITA E DOLLARI DI PAPERON DE PAPERONI”

“Colleghi e amici, quando per caso vengono a sapere che io leggo volentieri le storie di Paperino, ridono di me, quasi fossi rimbambito. Ridano pure. Personalmente sono convinto che si tratta di una delle più grandi invenzioni narrative dei tempi moderni. Lasciamo pur stare la vertiginosa fantasia e ingegnosità delle vicende, ammirevoli in un mondo dove la regola quasi sovrana dei romanzi è la noia. Sono i due protagonisti, Paperino e Paperon de’ Paperoni, a fare la gloria maggiore di Walt Disney. La loro statura, umanamente parlando, non mi sembra inferiore a quella dei famosi personaggi di Molière, o di Goldoni, o di Balzac, o di Dickens.

L’uno e l’altro li conosco ormai benissimo, data la lunga frequentazione. E non mi hanno ancora stancato. Perché? Perché non si tratta di caricature, di macchiette, che reagiscono meccanicamente alle varie situazioni secondo uno schema prevedibile. Come appunto i più geniali personaggi della letteratura romanzesca e del teatro, essi sono, con tutti i loro indistruttibili difetti, creature ogni giorno e in ogni avventura un po’ diverse da se stesse; hanno insomma la variabilità, l’imprevedibilità, la mutevolezza tipiche degli esseri umani. E per questo riescono affascinanti. E universali.

Consideriamo per primo Paperon de’ Paperoni. È uno spilorcio al mille per cento, in fatto di dollari non ammette debolezze o eccezioni, mai. Se è di buon umore vuoi dire che è in arrivo un buon carico di sestilioni, se ha la luna vuol dire che gli è stato sottratto qualche cent. Se è generoso, – raramente ma capita, – è generoso perché la poca grana che sgancia è servita, o servirà, a guadagnare cento, mille volte tanto. Intendiamoci, io posso anche aver dimenticato, però in tanti anni che lo pratico, mai che abbia avuto un gesto di bontà veramente disinteressato. Eppure non riesce antipatico.

Come mai? L’usuraio Scrooge, da cui nella versione originale ha preso il nome, il protagonista del Racconto di Natale di Dickens, era poco odioso, prima della conversione? Se lo avessero derubato fin dell’ultimo penny, a chi sarebbe dispiaciuto? Se fosse andato in malora, chi non lo avrebbe trovato giusto? Con Paperone è tutto un altro discorso. Quando la famigerata banda Bassotti trama una diabolica macchinazione per vuotare la leggendaria cassaforte paperorniana, il lettore, anziché sperarne il successo, comincia a stare in palpiti. E alla fine, allorché il complotto invariabilmente fallisce, tira un sospiro di sollievo. Come si spiega questa contraddittoria reazione del lettore, anche se è la persona più onesta di questo mondo?

Le ragioni, secondo me, sono due. Primo, Paperon de’ Paperoni, pur essendo il re degli arpagoni, non è arido come Scrooge. Crudele magari, ma non arido. È capace di soffrire, è capace di piangere, e quando piange (per la perdita di un soldo) fa pena come un bambino maltrattato. Inoltre ha l’ambivalenza, l’ambiguità anche, la volubilità di tutti noi uomini. Felice e infelice nello stesso tempo, furbissimo e ingenuo, impassibile e collerico, coraggioso e vigliacco. È un personaggio vivo, insomma, persuasivo, simile a tanti di noi.

Secondo: ciò che soprattutto lo rende simpatico è la sua eroica fermezza e inflessibilità d’avaro. Nel nostro mondo industriale, dove tutti i ricchi sembrano vergognarsi dei loro capitali, e si allineano con la cultura di sinistra, e invitano alle loro feste coloro che proclamano apertamente la loro intenzione di spogliarli, è confortante incontrare un plutocrate che, senza pudori, ostenta lo splendore dei suoi miliardi, e se li tiene bene stretti, determinato a non farne parte con nessuno, e disprezza i poveracci che non sono stati capaci di fare quello che ha fatto lui. Una carogna, un maledetto, un mostro, non c’è dubbio. Però un capitalista di carattere, finalmente. Che sarà odiato si dai nullatenenti, in fondo però rispettato molto più dei colleghi pusillanimi e camaleonti.

Ma ancora più simile a tanti di noi è Paperino, carattere veramente universale e, per certi versi, specialmente mediterraneo. Dio mio, quanti Paperini vivono, lavorano o fanno i lavativi intorno a noi. Anche lui è un miracolo, creativamente parlando. Possiede tutti i peggiori difetti di questo mondo, ancora più di Paperone, eppure anche lui riesce inesorabilmente simpatico, e i suoi successi (rarissimi) sono anche nostri successi, le sue disgrazie affliggono anche noi. Vediamo un po’. Paperino è prima di tutto un lazzarone, per cui il lavoro è la più triste condanna. Paperino è di una presunzione addirittura grottesca, a sentir lui nessuno lo supera in bravura, intelligenza, coraggio, vigore fisico. Paperino, come del resto il suo ricchissimo zio, è sempre pronto all’inganno e al raggiro, pur di sistemarsi in qualche modo. Paperino, cosi baldanzoso in ogni vigilia, al momento buono è la pavidità, la fifa personificata. I suoi vizi insomma sono tra i più miserabili e meschini. Come si spiega che ottiene sempre la nostra indulgenza? Il motivo, secondo me, è molto semplice. Anche se ciascuno di noi è più laborioso di Paperino, più onesto, leale, coraggioso, ciononostante vede istintivamente in lui un fratello minore, un fratello, se si vuole, più disgraziato. Paperino è il campione delle debolezze e delle viltà che inevitabilmente germogliano qua e là nel nostro animo, anche se poi siamo capaci di annientarle. Paperino è il poltrone astuto, quello che cerca di non pagare mai il dazio, quello che sogna impossibili glorie e, non raggiungendole, si sente defraudato. Paperino è la falsa vittima di tutte le ingiustizie il conculcato, l’incompreso. Artisticamente, ottiene tuttavia questo meraviglioso risultato: che noi, specchiandoci in lui, nel segreto del nostro animo ci riconosciamo, ma nello stesso tempo ci sentiamo migliori. “

(da “Vita e dollari di Paperon de’ Paperoni” di Walt Disney, Oscar Mondatori 170, agosto 1968)

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