Il festival più importante del fumetto francese – e tra i più riconosciuti a livello mondiale – è una manifestazione che colpisce per l’ambiente festivo, calmo e posato, in una piccola città che ha visto nascere regine e figli di re, e il cui patrimonio storico-artistico è testimonianza della sua antica ricchezza.

La 49esima edizione del Festival de la Bande dessinée d’Angoulême sembra essere – se volessimo fare un confronto, forse un po’ improprio, con l’italiano Lucca Comics and Games – il giusto equilibrio tra mostra mercato, esposizioni di alta qualità, incontri con gli autori, masterclass e laboratori artistici. È una festa del fumetto – e non del fumetto col gioco o con l’animazione – dove il fumetto è al centro di tutto.

Lo si nota già uscendo dalla stazione. Sulla piazza, infatti, il visitatore viene accolto dall’obelisco dedicato a Goscinny, e da una nuova statua con la pietra-menir di Obelix, inaugurata questo venerdì 18 marzo 2022; così come dal percorso d’arte murale sui personaggi del fumetto, che abbellisce la città.

In due giorni non si arriva a seguire l’abbondante programma, ma il tutto è comunque facilitato da una navetta che ogni 10 minuti parte dalla stazione e raggiunge i luoghi più importanti del festival (Angoulême è in salita: un po’ come Perugia, ma con meno pendenza).

La prima fermata è la Cité internationale de la bande dessinée et de l’image, che ospita vari luoghi dedicati alla conservazione, ricerca, formazione, nel campo del fumetto e dell’immagine.

Subito sulla sinistra, a ridosso della collina, il Vaisseau Moebius, un edificio che fonde le antiche rovine dell’abbazia di Saint-Cybard con una struttura in vetro e ferro, e che dovrebbe rimandare alla fantascienza mitica e mistica di Moebius, uno dei più influenti disegnatori francesi. Il Vaisseau ospita l’esposizione Cristophe Blain, dessiner le temps”, che purtroppo non si è avuto il tempo di visitare.

Lasciando alle spalle il Vaisseau Moebius, ci si incammina verso il Musée de la bande dessinée, passando per una serie di ponti che sovrastano il fiume Charente, e che affiancano un’antica cartiera, ora sede dell’EESI (École européenne supérieure de l’image).

Il Museo del fumetto è un grandissimo ed elegante edificio ricavato da un’antica brasserie (una fabbrica dove si produceva birra). Le due mostre principali – che si prolungano oltre le date del festival – sono ben curate. La prima, “De Popeye à Persepolis. Bande dessinée et cinéma d’animation”, è una panoramica sulle relazioni e sugli scambi tra fumetto e cinema d’animazione, con tavole originali di vari autori, tra cui il Dream of the Rarebit Fiend di Winsor McCay (padre anche di uno dei primi film d’animazione: Gertie the dinosaur, 1914), ma anche di Popeye, di Topolino, di Superman, o de La famosa invasione degli Orsi in Sicilia (2019) di Lorenzo Mattotti. Il tutto è inframezzato da video, macchine e attrezzature per fare o vedere film, ed edizioni di vecchi fumetti. Si ha l’impressione però che il passaggio tra il vecchio e il nuovo cinema d’animazione sia un po’ troppo repentino.

L’altra mostra principale è “Edmond Baudoin: dessiner la vie” con una lunga serie di tavole originali – molte in bianco e nero – che ripercorrono la carriera dell’artista: dalla tarda scoperta del fumetto a 40 anni come mezzo per esprimere se stesso e la società, fino agli ultimi lavori.

Il museo prevede anche un grande spazio con le esposizioni dei fumetti vincitori dei vari concorsi scolastici, a segnare la forte volontà del festival di avvicinare il pubblico dei giovani al fumetto. In ogni parte della città infatti, dai musei ai padiglioni, è possibile incontrare numerose scolaresche, e nel programma ci sono tantissime attività e laboratori per bambini e giovani adulti.

Riprendendo poi la navetta si sale verso la città vecchia, dove si trovano il Musée d’Angoulême, gli spazi per gli incontri e poi i vari padiglioni delle mostre mercato. Per quanto riguarda gli incontri, si è avuta la fortuna di partecipare a quello con Catherine Meurisse all’Espace Franquin (dove era presente una corposa esposizione del Grand Prix 2021, Chris Ware, con tavole originali anche in formati enormi, tipo A1: 59x84cm), e a quello con uno dei grandi maestri del fumetto argentino, Domingo Mandrafina.

Per quanto riguarda invece i padiglioni della mostra-mercato, si è passato più tempo nel Nouveau Monde, un padiglione molto vasto per dimensioni e che raccoglie medie e piccole realtà editoriali. Tante le novità: molti fumetti d’avventura e storici, ristampe di classici, ma anche un’attenzione al fumetto internazionale – l’italiano e lo spagnolo in particolare, e qualche accenno a quello in lingua araba, al cileno e all’africano – poi case editrici indipendenti e fumetti sperimentali. Grande presenza invece ad opere scritte da donne o sulle donne.

La tappa successiva è stata il MAAM di Angoulême, un edificio medievale che si trova accanto ad una delle più belle chiese della città: la cattedrale Saint-Pierre, ristrutturata secondo l’originale stile romanico del XII secolo. Il museo ospita le esposizioni di due grandi protagonisti del fumetto mondiale: René Goscinny e Mizuki Shigeru.

René Goscinny, scénariste, quel métier!“, è una mostra ricca di tavole originali e di pagine di sceneggiatura di uno degli autori più influenti della scuola franco-belga: basti pensare ad Asterix, Lucky Luke, Iznogoud e le Petit Nicolas. La mostra ripercorre le tappe che hanno portato il giovane Réné – figlio di un emigrato polacco e di una emigrata ucraina – dall’Argentina a New York e poi a Bruxelles, e il suo passaggio da disegnatore a sceneggiatore dai mille pseudonimi e dalla produzione sconfinata. Da notare come Goscinny si spenda subito nella lotta per veder riconosciuti i propri diritti come sceneggiatore, dato che all’epoca gli sceneggiatori non avevano il diritto di firmare le proprie opere. Interessante la sezione dedicata al metodo di costruzione delle sue storie.

Shigeru Mizuki, contes d’une vie fantastique” è un’esposizione dedicata ad uno dei pilastri del manga moderno ed esperto di spiriti (yokai) e di folklore giapponese. Il giovane Shigeru, di famiglia poverissima e appassionato di disegno, viene incoraggiato dal padre a studiare alla scuola di belle arti. Poi purtroppo, arruolato durante la seconda guerra mondiale e inviato in Papua Nuova Guinea, perde il braccio sinistro durante un bombardamento, così che, essendo mancino, dovrà imparare a disegnare con la mano destra. Tornato in Giappone comincia ad illustrare le tavole dei kamishibai (una sorta di teatro di carta), ma con l’arrivo della tv e la crisi dei teatri ambulanti, si vede costretto a ripiegare sul manga… con nostra grande fortuna! Nella mostra sono presenti tavole di fumetto e di illustrazione, sia in bianco e nero che all’acquarello, di una potenza impressionante, che toccano i temi cari all’autore: gli spiriti del folklore giapponese e le memorie sugli orrori della seconda guerra mondiale. Tra le opere pubblicate in italiano: la serie Kitaro dei cimiteri, il delicatissimo NonNonBā, e il più crudo Verso una nobile morte.

Insomma, il festival del fumetto di Angouleme è un’esperienza unica, che necessita di più di due giorni per poter godere appieno di tutte le proposte. Peccato infatti non essere potuti andare alla mostra su Simon Roussin all’Espace Jeunes talents, o a quella di Christophe Blain, o all’incontro con Dominique Bertail, e soprattutto non aver potuto fare un salto al padiglione Manga City. Il festival è certamente un evento a cui vale la pena andare per sentirsi al centro del mondo del fumetto franco-belga e non solo.

Reportage di Nicola Andreani

Di Biblioteca delle Nuvole

La Biblioteca delle Nuvole di Perugia è una delle più grandi biblioteche specializzate di fumetti ed illustrazione in Italia. L’ingresso è libero e la consultazione gratuita, si può usufruire di un servizio prestiti ed è inoltre possibile organizzare visite guidate su appuntamento. La Biblioteca organizza corsi di disegno, corsi di tecnica del fumetto, seminari, incontri con gli autori, mostre personali e tematiche, conferenze e proiezioni. Si offre inoltre consulenza per tesi di laurea.