ENCUENTRO! Festa delle letterature in lingua spagnola a Perugia, dal 10 al 14 maggio! E giovedì 11 alle 18 incontro con ENRIQUE BRECCIA!

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il programma completo qui: http://www.encuentroperugia.it/

L’INCONTRO CON ENRIQUE BRECCIA (LE MIE STORIE DISEGNATE – E.BRECCIA RACCONTA LA SUA ARGENTINA E IL GRANDE ABBRACCIO TRA LETTERATURAE FUMETTO) SI TERRA’ PRESSO IL CINEMA MELIES, IN VIA DELLA VIOLA 1 E SARA’ CONDOTTO DA SERGIO ROSSI.

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TANGO FIAMMINGO

Che dire della condizione di figlio d’arte? Per alcuni un vantaggio, respirare arte fin da bambini, ma anche un cognome che apre molte vie professionali, per altri un problema, doversi misurare per sempre con un genitore geniale, senza poter evitare confronti…comunque è una condizione eccezionale. Eccezionale è la sorte della famiglia di Alberto Breccia, uruguaiano maestro indiscusso del fumetto mondiale scomparso nel 1993: tre figli, Enrique, Cristina e Patricia che sono disegnatori di fumetti! Ma la vera eccezione è l’autonomia stilistica di questi figli, che, soprattutto per quanto riguarda Enrique, non sembrano risentire dello stile di cotanto padre. Certo, direi che nessuno che si avvicini al disegno dei fumetti con la necessaria cultura può dirsi immune dall’influenza del grande Alberto, che però più che uno stile, un segno (seppure importanti, fondamentali) si può dire abbia lasciato ai successori una filosofia artistica, un’apertura. La forza del segno di Enrique Breccia, oggi forse il più importante autore argentino vivente, così slegata dal tratto paterno, così autonoma ed unica, sembra non avere debiti con chicchessia. Ma se proprio dobbiamo indagare delle influenze di Enrique, dobbiamo salire sulla macchina del tempo e andare tra la fine del quattrocento e gli inizi del cinquecento, nelle Fiandre. Qui troveremo le opere di Hieronymus Bosch e di Pieter Brueghel, i più originali pittori della scuola fiamminga, in quanto tra i pochi a non risentire in qualche modo dell’influenza dell’arte rinascimentale italiana ma proponenti nella propria pittura una visione fantastica e inquietante, a volte grottesca a volte popolaresca. L’umanità carnosa e grottesca, la fisiognomica del vizio e della virtù, le deformità dell’anima mostrate nel corpo, che negli antichi maestri erano quando rappresentazione di un popolo sofferente, quando strumento di dottrina religiosa e monito, sono adesso, nell’opera di Enrique, caratterizzazione dei personaggi, anche comprimari e comparse, che rendono corale la narrazione oltre a realizzare una particolare corrispondenza tra la grafia e la psicologia degli attori. Questa strana parentela emerge un po’ da tutto il lavoro di Enrique, in particolare nelle opere realizzate più liberamente, con minori restrizioni editoriali. Il corpo dell’opera di Enrique è formidabile anche dal punto di vista quantitativo, ed è inutile ricordare le sue opere più note che sono ormai storia del fumetto mondiale (si pensi ad Alvar Major, Robin delle stelle, La Soldadera, El Suenero…), o fanno parte anche della storia dei diritti umani, come la Vita di Che Guevara disegnata insieme al padre. Se oggi Enrique è una delle colonne portanti del fumetto americano”maturo”, con le sue prestazioni, oltre che per Batman e XMen, su testate importanti come Swamp Thing o comunque della linea Vertigo (vale la pena di leggere il suo Lovecraft edito da MagicPress), non si può dimenticare alcuni piccoli capolavori che hanno segnato la carriera e la continua evoluzione grafica di questo grande narratore per immagini:

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